martedì 19 aprile 2011

Dice che a via Giulia vi aspettano i "fratelli della morte"

Se avete molto tempo libero e state pensando di impiegarlo iscrivendovi a un circolo o a un'associazione qualsiasi, ma il burraco e la cucina macrobiotica non fanno per voi, vi consiglio allora di tentare con qualcosa di più originale e vagamente più lugubre, come per esempio entrare a far parte dell'arciconfraternita di S.Maria dell'Orazione e Morte.

Nella centralissima Via Giulia, di fronte a palazzo Farnese, l'omonima chiesa di S.Maria dell'Orazione e Morte nasconde al suo interno un piccolo quanto singolare cimitero che, nel tramandarci la storia di questa antica confraternita, ci svela al tempo stesso una parte importante del patrimonio storico e culturale della nostra città. Ai lati del portale di ingresso, sulla cui sommità una clessidra e due teschi alati ci danno il loro non richiesto benvenuto, due bizzarre cassette per le elemosine ci offrono subito un indizio sugli scopi e le origini di questa associazione di fedeli. La cassetta sulla destra ci saluta con un "hodie mihi cras tibi", che sta per "oggi a me e domani a te" (la chiosa del "tiè" ce la metto io), mentre quella sulla sinistra ci invita ad elargire una donazione per i morti "che si pigliano in campagna". E non ci si riferisce a quei "morti" che,  invocati a gran voce, "piglierete" in campagna in questo prossimo lunedì di Pasquetta dopo aver colpito l'incazzoso gitante di turno con una pallonata in testa, ma di veri e propri cadaveri che rimanevano abbandonati nelle campagne, quando, fino al'inizio del secolo scorso, era troppo oneroso per le famiglie che abitavano fuori città provvedere ad una degna sepoltura per i propri congiunti.

" nell’anno del Signore 1538 alcuni devoti cristiani, vedendo che molti poveri, li quali o per la loro povertà, overo per la lontananza del luogo dove morivano, il più delle volte non erano sepolti in luogo sacro, overo restavano senza sepoltura, e forse cibo di animali, mossi da zelo di carità e pietà instituirono in Roma una compagnia sotto il titolo della Morte, la quale per particolare instituto facesse quest’ opera di misericordia ".
Dall'istituzionalizzazione della confraternita, approvata nel 1552 da Giulio III, si approdò nel 1576 alla consacrazione di una chiesa propria, in seguito ricostruita e rimaneggiata fino ad assumere l'aspetto attuale.
A partire da allora e fino agli inizi di questo secolo, si svolge la vera e propria epopea di questi "zelanti fratelli della morte", che sfidando la fatica e i chilometri sotto piogge torrenziali e attraverso le campagne arse dal sole, raggiungevano ogni angolo più remoto dell'agro romano a recuperare corpi spesso senza nome, per poi ritrascinarli sulle spalle o distesi su una lettiga di fortuna, verso una più dignitosa sepoltura in uno dei tanti cimiteri della città.
Tra questi esisteva anche un cimitero proprio della confraternita, allestito nei sotterranei della chiesa e meta della nostra visita di oggi. Per questo motivo, non avendo il tempo di approfondire il pur interessante interno a pianta ovale della chiesa, dove fa bella mostra di se una copia del San Michele Arcangelo di Guido Reni, procederemo direttamente oltre il pesante portone situato nel corridoio esterno sulla sinistra, recante la scritta decisamente poco equivocabile di "cementerium", per discendere i gradini verso il cuore (e le ossa) di questo luogo.

L'ambiente è altamente suggestivo, e sebbene alcuni fregi parietali e gli stessi lampadari assemblati con ossa umane, possano ricordarci la ben più conosciuta e sfarzosa cripta del cimitero dei cappuccini di Via Veneto (vedete il mio precedente post di Novembre 2010), il silenzio del luogo e l'essenzialità delle pur macabre decorazioni , regalano a questo ambiente un' atmosfera più autentica e sacrale che quasi intimorisce e conforta allo stesso tempo.
Oltre ai già citati lampadari, possiamo osservare una serie di teschi ordinatamente disposti su degli scaffali di legno, una croce latina formata da (indovinate un pò?) altri teschi e una lettiga di ferro, probabilmente utilizzata al tempo per il trasporto dei futuri lampadari dalle campagne ai loro luoghi di sepoltura cristiana.

Una curiosità è che nel cosiddetto ottavario dei morti (il periodo di otto giorni successivo al 1 Novembre), tale cimitero, che prima della costruzione degli argini del Tevere trovava la sua estensione fino al fiume, diventava palcoscenico e scenografia di oratori musicali e rappresentazioni sacre, celebri nell'Ottocento per la ricchezza delle scenografie, delle decorazioni e dei costumi, con artisti e statue di cera a grandezza naturale che si esibivano in una sorta di burlesque dell'oltretomba.
La Confraternita, che ancora oggi conta una ventina di membri, è tuttora esistente, e venuto meno il suo compito originario di recupero e assistenza dei morti, continua ad accompagnare i fedeli defunti con la pratica delle preghiere di suffragio, la gestione della chiesa e della cappella cimiteriale al Verano e, cosa di indubbio valore storico culturale, con il tramandare la storia e le tradizioni dell'associazione stessa.

Gli archivi della compagnia contengono preziosissimi documenti che in oltre 4 secoli, grazie alla minuziosa annotazione di ogni singola tumulazione dal 1552 al 1896, ci offrono uno spaccato dettagliato sulle condizioni di vita, le cause di morte e gli insediamenti geografici delle zone "periferiche" della nostra città. Scoprire questo ennesimo angolo nascosto di Roma, significa quindi riscoprire anche una parte della storia e delle caratteristiche del nostro territorio. Una volta riemersi su Via Giulia, dopo una sguardo all'ansiogena clessidra e a quell' "oggi a me, domani a te", sarà impellente la voglia di andare a bivaccare in uno dei tanti bar che si affacciano nella vicina piazza di Campo de Fiori, fumandoci un intero pacchetto di sigarette accompagnati da un numero indefinito di bicchieri di vino. In fondo se la vita è così breve è meglio godersela, e poi, se vogliamo dirla tutta, come lampadario ancora non mi ci vedo.

La Chiesa arciconfraterniale di S.Maria dell'Orazione e Morte si trova in Via Giulia 262 ed è visitabile il mattino (escluso sabato e domenica) dalle 7:30 alle 11:00 e il pomeriggio (week end compresi) dalle 16:00 alle 18:30. Per accedere alla cripta è sempre meglio chiedere.

12 commenti:

  1. e visto che neppure io mi ci vedo come lampadario, giusto oggi ho mangiato un'ottima pizza di campo de fiori. Tiè :D

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  2. hahahaha! quella bianca del forno scommetto..bbona! :P

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  3. Sono stato più di una volta a Roma, ma questa chiesa (forse perché un po' fuori dai "canoni politically correct") non l'ho mai visitata. E sono un futuro architetto. Prossima volta, tutti in Via GIulia.

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  4. Non ci sono ancora stato, ci andrò.
    ti saluto e Buona Pasqua!

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  5. Auguri di Pasqua a te e tutti i tuoi lettori!

    (((CINEMAeVIAGGI)))

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  6. @Cesco ciao e benvenuto: come futuro architetto ti intereserà sicuramente il prossimo sulla Garbatella. A presto.

    @Max e Amos A questo punto buona Pasquetta! ciao

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  7. Ma è fantastico! Interessantissimo! Se mai un giorno tornerò a Roma la visiterò senz'altro! Avrei dovuto seguire fin dall'inizio i tuoi consigli... Magari avrei avuto ricordi diversi della mia breve permanenza nella capitale... A presto!!

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  8. @Blackcrow "mò ce lo sai!" :) Fammi sapere quando torni che ti preparo la top five dei posti da non perdere ;)

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  9. Sono andata al Liceo Virgilio, quindi conosco benissimo via Giulia, ma devo ammettere di non essere mai entrata qui dentro, la prossima volta che ci capito non mancherò

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  10. il bello è proprio questo. Sapessi quante volte ho scoperto dei veri e propri tesori nascosti in luoghi in cui ero già passato centinaia di volte!

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  11. la Chiesa è chiusa per restauri. Ci passo tutti i giorni visto che mi diletto nella fotografia amatoriale e, abitando a Roma, ho la fortuna di poter fotografare le meraviglie del mondo. Entrai in questa meravigliosa chiesa, "altare della morte" , in passato e debbo dire che è meravigliosa, superba nella sua tetra bellezza. Da visitare assolutamente la cripta

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    1. ciao anonimo e benvenuto! se puoi vuoi condividere qualche tua foto puoi farlo sulla pagina facebook di "dice che a Roma"! A presto!

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